Rita Fortunato è una #socialgirl ed è nel gruppo che la ho conosciuta.

Lei ed i suoi racconti li trovi nel suo blog Parole ombra ed è solo leggendola che puoi capirla fino in fondo. Estremamente sensibile e poliedrica, trasferisce ordine a sentimenti e momenti di vita.

Rita è come il vino della sua terra, il Friuli, corposa e vera, la assapori piano piano e ti lascia in bocca un senso pieno e puro delle cose.

Ama leggere e recensisce con cura e dovizia di particolari i suoi libri. Ma le vere chicche sono i momenti di Scrittura Creativa che trovi nel suo sito. Dovresti leggerli tutti secondo me.

Del suo blog dice:

ParoleOmbra nasce dal bisogno di dare senso e ordine alle mie idee e alle riflessioni per trovare un filo conduttore che mi guidi nella ricerca delle mia identità e delle mie competenze e, se possibile, aiutare anche gli altri a farlo.

Il resto voglio che tu lo capisca entrando nel suo mondo.

Qui ti lascio i pensieri che ha voluto regalarmi stamattina per il nostro #LoveStream

Immaginava il suo abito da sposa per me che curiosissima glielo avevo chiesto. Chissà se un giorno avrò l’onore di vestire questa fantastica donna con un abito da sposa su misura.

 

Rita Fortunato e Parole Ombra

Rita Fortunato e Parole Ombra

Eccolo, l’abito da sposa che vorrei!

Semplicissimo.

Il tessuto morbido e leggero si adagia sulle spalle disegnando una linea che le circonda, lasciandole leggermente scoperte.

Le maniche sono lunghe, svasate lungo i polsi mentre le braccia sono ricoperte da fiori in pizzo. Richiamano il giorno di primavera in cui sarà indossato, per dire il fatidico:

“Sì, lo voglio!”.

Sbocceranno promesse che, eterne in vita, non sfioriranno in morte. Perché quei fiori in pizzo sono ricamati nella costruzione e nella memoria dell’attimo che darà il via al per sempre.

Il cuore batte forte ma non fugge via.

Il corpetto si adatta bene al busto e non soffoca il respiro di gioia e felicità che dalla sposa andrà all’abito e viceversa. Amore ed emozione saliranno, passo dopo passo, lungo la navata della chiesa fino all’altare.

L’attende la sua nuova famiglia e il bianco candido dell’abito lo sa, lo sussurra, lo racconta.

Lo si vede dal modo in cui si avvolge lungo i fianchi, lasciando intravedere un ventre predisposto ad accogliere e plasmare la vita. Scende restringendosi un poco lungo le ginocchia per poi riaprirsi a ventaglio ai piedi.

Dall’alto potrebbe sembrare un fiore capovolto. Una calla, per la precisione.

L’abito da sposa che vorrei è quasi completo.

Il dettaglio del bouquet, strette da mano nervose, attira l’attenzione dei testimoni e del pubblico che osserva lei, lui, tutto il palcoscenico che è la vita.

Sono miseri, semplici fiori di campo. Quel che colpisce, in loro, sono i loro colori che prendono tutte le sfumature dell’azzurro e del blu. Sono autentici, veri, come l’amore.

Non è un bouquet come tutti gli altri, è stato regalato e confezionato da mani esperte e affettuose.

Un mazzo di fiori tenuto assieme da un vecchio nastro di raso bianco, di quelli che si conservano quando si scartano regali speciali e particolarmente graditi. Sta bene, con l’abito da sposa che vorrei.

Il percorso verso l’altare giunge al termine. La mano della figlia passa dal padre allo sposo.

La coppia si guarda come se si riconoscessero di nuovo, sfugge una lacrima di commozione (non cerebrale). La cerimonia deve ancora iniziare, meglio rivolgere il volto al sacerdote.

Il velo da sposa si stende attorno a lei e sfiora le spalle di lui che, discreto, accosta le dita al bordo per dire:

“Ci siamo, siamo qui. Presenti l’uno all’altro”.

E l’abito da sposa lo sa.

 

Rita Fortunato

Rita Fortunato

 

 

 

 

Rita Fortunato